lunedì 19 aprile 2010

Aprile 2010, Torino, ostensione della Sacra Sindone.

La prima impressione la raccolgo nella chiesa di San Lorenzo, dove un appassionato volontario in casacca viola ci spiega per mezz'ora tutte le particolarita del capolavoro del Guarini. Il giorno successivo, prima e durante l'ostensione, le casacche viola si moltiplicano, e quella che era una sensazione, trova le prime conferme. La domenica, alla Messa in Santa Maria Ausiliatrice, mi convinco della mia idea: la Chiesa è una cosa da vecchi!
Acqua calda. Sono secoli che si dice che la Chiesa è vecchia. Ma la mia vuol essere una semplice constatazione anagrafica: tante sono le teste grigie, tante quelle tinte, qualcuna è pure pelata. Nonostante siamo una coppia di trentenni, si finisce spesso per ritrovarsi ad essere tra i più giovani del gruppo, con età medie che un po' di pazienza matematica porterebbe ben oltre i cinquantanni.
Troppo spesso la chiesa è piena di vecchi da entrambi i lati dell'altare, e il segnale non è dei più graditi per chi ci crede e si da da fare nel testimoniare Cristo, a dispetto dei diversi interessi dei coetanei.
Preso da questa osservazione, mi sono lanciato in un esercizio di fantasia, nell'immaginare la mia Chiesa tra 20 o 30 anni, quando i capelli della mia testa saranno bianchi, o forse saranno solo un ricordo.
Se adesso siamo così pochi giovani, chi riempirà le chiese o farà la fila alle Ostensioni tra qualche decennio?
Le ipotesi sono due.
Forse resteremo veramente in pochi, e di fronte a questa idea, leggo la stanchezza negli occhi di mia moglie, che forse son soltanto lo specchio dei miei. Se così fosse, saranno sempre meno coloro che ci daranno il cambio, che seguiranno la nostra strada, e dovremo sempre più testimoniare Cristo fino in fondo, fino in cima. Vorrà dire essere chiamati alla santità, ad essere forti, ad essere instancabili... quasi come gli apostoli: talmente presi dall'incontro col Cristo Risorto da non fermarsi neppure di fronte alla morte.
Ma c'è anche un'altra ipotesi, un'altra speranza. Forse quei capelli bianchi saranno il segno per molti non solo dell'età che avanza, ma anche della riscoperta delle strade che avevano abbandonato da ragazzi. E noi che con stanchezza, presunzione, o convinzione, quelle strade non abbiamo mai smesso di seguirle, ci ritroveremo dei nuovi compagni di viaggio.
Allora vivremo sulla nostra pelle la parabola della vigna, tanto bella per gli ultimi, ma così ingiusta per chi ha sgobbato dal sorgere del giorno. Grideremo a Dio "Perché?" e sfogheremo la nostra rabbia su chi ha la sola colpa di essere stato chiamato.
Già, chiamato... perché c'ho messo un po' a capirlo, ma alla fine mi son convinto che il premio non è il salario. Credo che "alla sera della vita", ciò che conta sarà soltanto aver risposto alla Sua chiamata.

1 Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò". 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?". 7Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".
8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi". 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo". 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: 15 non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?".
(Matteo 20,1-15)

Mi resta il dubbio delle due ipotesi.
Nell'incertezza, dovremmo prepararci ad entrambe: essere forti nelle fede e nel nostro impegno, ma anche pazienti come un buon maestro, pronti ad accogliere e accompagnare chi risponderà alla Chiamata.