Mi verrebbe da dire che tutto è iniziato cinque anni fa. Forse non è proprio così, ma mi piace pensarlo.
Sabato 2 aprile 2005 è una di quelle date in cui molto ricordano dov’erano e cosa stavano facendo. Io ero a Barcellona: un weekend in Spagna, regalo di Federica per la mia laurea. Eravamo partiti il giorno prima, con la preoccupazione nel cuore, i messaggi degli amici che invitavano alla preghiera, e la ricerca continua in ogni angolo di aeroporto o locale pubblico di un televisore. Erano le ultime ore di Giovanni Paolo II, il mio Papa,l’unico Papa che avessi mai conosciuto. Quel 2 aprile la notizia ci raggiunge nella confusione di un ristorante catalano, e porta con se un irrefrenabile desiderio di silenzio, di preghiera… forse l’unica cosa che la Rambla in un sabato di primavera non è in grado di offrire.
Mia moglie oggi mi ha ricordato le mie lacrime, di fronte alla TV, in una camera d’albergo divenuta quella sera l’unico rifugio dalla gioia e il calore di una città che in quella notte non ci sentiamo proprio di assaporare.
La sera di mercoledì 6 aprile siamo su un Eurostar diretto a Roma. In quei pochi giorni il dolore della perdita ha lasciato il posto ad un senso di impotenza. Quella TV che per giorni era stata occhio e orecchio su Piazza San Pietro, ora è diventata un vetro troppo spesso per lasciar filtrare parole e sentimenti.
Succede nella vita di ricevere regali per i quali un messaggio, una telefonata, o anche un “grazie” non sono sufficienti. Se hai di fronte chi ti ha reso così tanto felice, non puoi tenere a freno le lacrime e le braccia che si protendono verso di lei e si stringono in un abbraccio. Ma io di fronte avevo sempre lo stesso televisore.
Forse adesso può sembrare una follia: la corsa in treno, l’intera notte in fila per le vie di Roma, la ricerca di un posto per dormire con il sacco a pelo e i biscotti nello zaino, la tendopoli, la veglia e i funerali nella nostra Tor Vergata. Può sembrar follia, ma era il bisogno di dire un grazie a chi di regali me ne aveva fatti tanti.
Mi piace pensare che lì sia iniziato tutto: l’addio, l’incertezza per il futuro, l’inevitabile riguardarsi indietro, accanto alla necessità di andare avanti.